Corazzini si rivolge a una piccola casa rossa come a una persona: si nasconde vergognosa tra foglie strappate, ha soglie deserte e un giardino che nessuno lavora più. Ricordarla dà al cuore una scossa fredda: la terra incolta somiglia alla terra di una fossa, dove giacciono le dolci speranze di chi parla. Nella seconda parte, il viale fiorito vorrebbe avvolgerla con i suoi incanti, ma nell’ora in cui a chi parla sembrò di uscire dalla vita la casa non apparve rossa: era pallida, come se una lacrima le avesse rigato le guance ardenti. Il titolo unisce il cuore e la pioggia: qui la pioggia diventa pianto, lacrime di dolore. Domina un’atmosfera di malinconia e abbandono, in cui la casa rispecchia un dolore intimo e un rimpianto gentile, quasi una bellezza che sfiorisce.
Il cuore e la pioggia — Riassunto
O mia piccola dolce casa, vergine rossa c’hai vergogna e ti celi in un manto di foglie qua e là strappato, ancora nell’occhio si raccoglie un pianto triste e il cuore prova una fredda scossa
s’avvenga che ripensi le tue diserte soglie il tuo muto giardino, la terra non rimossa da tempo grande, come la terra d’una fossa, la fossa ch’ogni mia dolce speranza accoglie.
Piccola casa rossa che il molle abbraccio tenta del fiorito viale con mille incantamenti, nell’ora triste in cui mi parve uscir di vita,
non io rossa ti vidi, ma come se una lenta lagrima assai t’avesse corse le guancie ardenti, mi sembrasti d’immenso dolore impallidita.