Per organo di Barberia — Riassunto

Elemosina triste di vecchie arie sperdute vanità di un’offerta che nessuno raccoglie! Primavera di foglie in una via deserta! Poveri ritornelli che passano e ripassano e sono come uccelli di un cielo musicale! Ariette d’ospedale che ci sembra domandino un’eco in elemosina!

Vedi: nessuno ascolta. Sfogli la tua tristezza monotona davanti alla piccola casa provinciale che dorme; singhiozzi quel tuo brindisi folle di agonizzanti una seconda volta, ritorni su’ tuoi pianti ostinati di povero fanciullo incontentato, e nessuno ti ascolta.

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Un organetto suona in una via deserta, in una giornata di primavera che sembra non portare vita. Le sue arie sono descritte come un’elemosina triste: vecchie melodie sperdute, un’offerta inutile che nessuno raccoglie. I ritornelli passano e ripassano come uccelli in un cielo musicale, eppure nessuno si ferma ad ascoltare.

Poi la voce si rivolge direttamente allo strumento, quasi fosse una creatura viva. L’organetto sfoglia la sua tristezza davanti a una piccola casa di provincia addormentata, singhiozza un brindisi folle di agonizzanti e torna sui suoi pianti ostinati di bambino mai contentato. Il suono continua, ma resta senza ascolto. È un’atmosfera sospesa, intima e malinconica, come un motivo che gira a vuoto. Si avverte una profonda identificazione tra chi parla e quell’organetto marginale: anche la sua voce cerca invano un’eco, un destinatario che forse non arriverà mai.

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