Spleen — Riassunto

Cosa mi canterai tu questa sera? Voglio ancora tristezze. Cantami la canzone più triste, amica: una canzone antica, non importa, una di quelle canzoni che da tanto non fanno più schiuder balconi; io voglio piangere questa sera un pianto che mi tremi negli occhi solamente.

E tu, perché non suoni nemmeno ora? e fai morire di voglia quel tuo piccolo pianoforte? Sei triste anche tu fino alla morte? Da quanto è diserta la soglia delle tue porte? La sera è fresca: è primavera e non ce ne eravamo accorti. Non è il mese dei morti dunque è il mese delle rose questo: non vedi le tende come si gonfiano voluttuose!

C'è vento e stride una banderuola e sembra che tarli il silenzio ferocemente. Dio! quel fanale come trema, come si dispera come la nostra via muore di malinconia questa sera: e il fanale è il suo cero funebre.

Canta, dolcezza, c'è la morte nell'aria e mi sento morire. Suona, non far più languire quel tuo piccolo pianoforte.

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Chi parla chiede a un’amica di cantare una canzone antica, la più triste, e di suonare il piccolo pianoforte che resta muto. Non vuole consolazione: vuole piangere con un pianto lieve, appena tremante negli occhi. Tutta la scena è immersa in un crepuscolo primaverile che nessuno aveva notato: le tende si gonfiano al vento, una banderuola stride e sembra rodere il silenzio, il fanale trema come un cero funebre lungo una strada che muore di malinconia. È un’atmosfera sospesa: anche le cose sembrano partecipare allo stato d’animo. Chi parla sente la morte nell’aria e si sente morire, ma non c’è dramma gridato: è una tristezza intima, quasi dolce, condivisa con la musica. Il titolo “Spleen” condensa questo languore, un desiderio di tristezza che cerca nell’amica e nel canto un compagno per attraversare la sera.

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