Un vecchio dai capelli bianchi si stacca dal dolce luogo in cui ha trascorso la vita: la famigliuola, sbigottita, vede il caro padre venir meno. Il sonetto di Petrarca si apre su questa scena di congedo e di debolezza, ma la scena è una grande similitudine differita. Solo nell’ultima terzina il poeta entra in prima persona: come il pellegrino stanco cerca a Roma la sacra immagine di Cristo, così lui va cercando in altre donne la «disïata vostra forma vera» della donna amata.
Dal punto di vista metrico è un sonetto in endecasillabi: le quartine hanno rime incrociate, le terzine ripetono tre rime. Le quartine dipingono il vecchio con tratti intensi. «Canuto et biancho» raddoppia il biancore della vecchiaia; il corpo è un «antiquo fianco» che si trascina «per l’extreme giornate di sua vita»; gli anni lo hanno «rotto» e il cammino lo ha stancato. Eppure il verso «quanto piú pò, col buon voler s’aita» introduce una resistenza morale: non è soltanto un uomo che si spegne, ma un pellegrino mosso da una volontà. Gli enjambements, da «del dolce loco ov’à sua età fornita» a «che vede il caro padre venir manco», non lasciano riposare il lettore a fine verso e imitano il passo faticoso del viandante. Anche la famigliuola non è descritta: il solo «sbigottita» la rende viva, perché vede il padre «venir manco», cioè allontanarsi e insieme svuotarsi.
Nelle quartine il moto è orizzontale: il vecchio lascia un luogo, percorre un cammino, arriva a Roma. La meta è poi precisata con un crescendo spirituale. Egli segue il «desio» per «mirar la sembianza di colui / ch’ancor lassú nel ciel vedere spera»: non pretende di vedere Cristo in terra, ma la sua immagine, una «sembianza» che parla del cielo. Le parole «desio» e «spera» danno alla scena una temperatura religiosa. A questo punto arriva la svolta: «cosí, lasso, talor vo cerchand’io». L’avverbio «cosí» regge l’intera similitudine; il poeta è come il viandante, ma la sua Roma è il volto degli altri, il suo pellegrinaggio è il desiderio amoroso. Egli cerca in «altrui» — altre donne, volti plurimi e indefiniti — la forma vera della donna, una forma unica che nessun volto altrui potrà restituire.
L’aggettivo «vera» è il perno. Il vecchio cerca una «sembianza», un’apparenza sacra che rimanda oltre sé; il poeta cerca la forma «vera», quasi un’idea platonica della donna amata. Ma mentre il pellegrino sa dove andare e che cosa vedere, il poeta si aggira «in altrui», in sostituti che non possono coincidere con l’originale. La stanchezza del vecchio diventa la stanchezza di chi ama senza poter possedere pienamente l’oggetto del desiderio: il «lasso» che il poeta rivolge a sé stesso contiene insieme pietà e consapevolezza. Anche il suono accompagna il senso: «forma vera» chiude il sonetto con due parole limpide, ma non dà quiete, perché resta un’invocazione sospesa.
La forza del componimento sta in questo cortocircuito tra sacro e profano. Petrarca non dice che la donna è una santa; dice che il desiderio dell’amante somiglia a quello del pellegrino. Il paragone nobilita l’amore, ma ne mostra anche il rischio: il poeta cerca un’unica forma in volti che non sono lei, e per questo il suo cammino non ha il riposo di chi arriva a Roma. Il vecchio può almeno sperare di vedere in cielo colui di cui ha visto la sembianza; il poeta, invece, resta tra le immagini terrene della «forma vera», sempre desiderata e mai raggiunta. È un nodo centrale del Canzoniere: il desiderio come movimento perpetuo, sospeso fra terra e cielo.