Un uomo giunto al tramonto osserva un adolescente forte e sereno, e invece di provare invidia o rimpianto gli cede il posto. Lo vede come un ramo giovane cresciuto accanto a un ramo spoglio sullo stesso albero: la vita continua, e a lui spettano le rose, i beni, le donne e i piaceri. La voce che parla si sente esclusa dalla felicità, ma trova conforto nell’idea di rivivere in quel giovane, di essere finalmente felice attraverso di lui. La morte è accolta senza lamentele, con gratitudine verso la vita per ciò che ha dato. Il gesto finale di passare la coppa al fratello e di sentirsi già in lui trasforma la rinuncia in continuità. Ne nasce un’atmosfera malinconica ma pacificata, amara e insieme dolce, non disperata.
Il più atto — Riassunto
Adolescente forte, quadre le spalle e il busto, irride al mio tramonto con chiari occhi sereni; sdegna i pensieri torpidi, gli studi vani, i freni; tempra in cimenti rudi il bel corpo robusto.
Il ramo è che rallevi già sullo stesso fusto accanto al ramo spoglio, Morte che sopravvieni.... A lui vada la vita! A lui le rose, i beni, le donne ed i piaceri! Madre Natura è giusto.
Ed egli sia quell’uno felice ch’io non fui! Questa speranza sola m’addolcirà lo strazio del Nulla.... Sulle soglie del Tempo e dello Spazio è pur dolce conforto rivivere in altrui.
Senza querele, o Morte, discendo ai regni bui; di ciò che tu mi desti, o Vita, io ti ringrazio. Sorrido al mio fratello.... Poi, rassegnato e sazio, a lui cedo la coppa. E già mi sento lui.