Parabola — Riassunto

Guido GozzanoContemplative

Il bimbo guarda fra le dieci dita la bella mela che vi tiene stretta; e indugia — tanto è lucida e perfetta — a dar coi denti quella gran ferita.

Ma dato il morso primo ecco s’affretta: e quel che morde par cosa scipìta per l’occhio intento al morso che l’aspetta... E già la mela è per metà finita.

Il bimbo morde ancora — e ad ogni morso sempre è lo sguardo che precede il dente — fin che s’arresta al torso che già tocca.

«Non sentii quasi il gusto e giungo al torso!» Pensa il bambino... Le pupille intente ogni piacere tolsero alla bocca.

Show the whole poemHide the poem

App Learn Poems

Prova l’app Learn Poems

Tutto il trainer del sito e molto altro: nuovi esercizi, registrazione vocale e condivisione, promemoria, ripasso veloce.

Il bambino tiene tra le dita una mela lucida e perfetta e indugia prima di addentarla, quasi avesse paura di rovinare tanta bellezza. Dopo il primo morso, però, mangia in fretta: ogni boccone gli sembra scipito perché lo sguardo è già rivolto al morso successivo. In pochi attimi la mela è finita, e il bambino arriva al torso accorgendosi di non averne quasi sentito il gusto.

È una piccola parabola sul desiderio e sull’attenzione: chi si incanta troppo sull’aspetto delle cose, o guarda sempre ciò che verrà, finisce per non assaporare il presente. Il tono è lieve, ma lascia una sfumatura di malinconia: quella mela così bella diventa insapore proprio perché gli occhi l’hanno ammirata troppo, togliendo alla bocca ogni piacere.

Read also

More by Guido Gozzano

All poems
SadGuido Gozzano

Un rimorso

O il tetro Palazzo Madama... la sera... la folla che imbruna... Rivedo la povera cosa, la povera cosa che m’ama:
ContemplativeGuido Gozzano

In casa del sopravissuto

Dalle profondità dei cieli tetri scende la bella neve sonnolenta, tutte le cose ammanta come spetri; scende, risale, impetuosa, lenta,
ContemplativeGuido Gozzano

Il più atto

Adolescente forte, quadre le spalle e il busto, irride al mio tramonto con chiari occhi sereni; sdegna i pensieri torpidi, gli studi vani, i freni; tempra in cimenti rudi il bel corpo robusto.