L'assenza — Riassunto

Un bacio. Ed è lungi. Dispare giù in fondo, là dove si perde la strada boschiva che pare un gran corridoio nel verde.

Risalgo qui dove dianzi vestiva il bell’abito grigio: rivedo l’uncino, i romanzi ed ogni sottile vestigio....

Mi piego al balcone. Abbandono la gota sopra la ringhiera. E non sono triste. Non sono più triste. Ritorna stasera.

E intorno declina l’estate. E sopra un geranio vermiglio, fremendo le ali caudate si libra un enorme Papilio....

L’azzurro infinito del giorno è come una seta ben tesa; ma sulla serena distesa la luna già pensa al ritorno.

Lo stagno risplende. Si tace la rana. Ma guizza un bagliore d’acceso smeraldo, di brace azzurra: il martin pescatore....

E non sono triste. Ma sono stupito se guardo il giardino.... stupito di che? non mi sono sentito mai tanto bambino....

Stupito di che? Delle cose. I fiori mi paiono strani; ci sono pur sempre le rose, ci sono pur sempre i gerani....

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Dopo un bacio, la persona amata si allontana lungo un viale alberato che si perde nel verde, come un corridoio; chi parla risale, rivede gli oggetti che conservano la sua presenza — un uncino, dei romanzi — e si affaccia al balcone. L’assenza non lo rattrista: sa che tornerà stasera. Il paesaggio estivo si accende allora di dettagli: una grande farfalla si libra sul geranio rosso, il cielo azzurro è teso come seta, la luna già pensa al ritorno, lo stagno tace ma guizza lo smeraldo del martin pescatore. Il sentimento dominante non è la tristezza, ma lo stupore. Guardando il giardino, chi parla si sente bambino: i fiori, pur essendo gli stessi di sempre, gli sembrano strani e nuovi. L’attesa trasforma l’assenza in una sospensione dolce, in cui ogni cosa appare più viva e misteriosa. Non c’è angoscia: solo la serenità di chi sa aspettare e si lascia sorprendere dalla bellezza.

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