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Piccolo vecchio lebbroso,
tu sogni, le mani sul ventre,
nell’ombra della via suburbana
odorata di gelsomini,
sogni
che ti hanno incoronato re dei re!
È dunque la tua reggia
maravigliosa, questa che fiammeggia
come un rogo?
Sono tue queste logge sul mare?
E quei vascelli
d’oro?
Vengono a te
da favolosi reami
li omaggi stupendi?
E quel buffone gobbo,
Dolcezze
Il mio cuore è una rossa
macchia di sangue dove
io bagno senza possa
la penna, a dolci prove
eternamente mossa.
E la penna si muove
e la carta s’arrossa
sempre a passioni nove.
Giorno verrà: lo so
che questo sangue ardente
a un tratto mancherà,
che la mia penna avrà
uno schianto stridente...
... e allora morirò.
Desolazione del povero poeta sentimentale
Perchè tu mi dici: poeta?
Io non sono un poeta.
Io non sono che un piccolo fanciullo che piange.
Vedi: non ho che le lagrime da offrire al Silenzio
Perchè tu mi dici: poeta?
Le mie tristezze sono povere tristezze comuni.
Le mie gioie furono semplici,
Semplici, così, che se io dovessi confessarle a te arrossirei.
Oggi io penso a morire.
Io voglio morire, solamente, perchè sono stanco;
solamente perchè i grandi angioli
su le vetrate delle catedrali
mi fanno tremare d’amore e di angoscia;
solamente perchè, io sono, oramai,
rassegnato come uno specchio,
come un povero specchio melanconico.
Un rimorso
O il tetro Palazzo Madama...
la sera... la folla che imbruna...
Rivedo la povera cosa,
la povera cosa che m’ama:
la tanto simile ad una
piccola attrice famosa.
Ricordo. Sul labbro contratto
la voce a pena s’udì:
«O Guido! Che cosa t’ho fatto
di male per farmi così?»
Sperando che fosse deserto
varcammo l’androne, ma sotto
le arcate sostavano coppie
d’amanti... Fuggimmo all’aperto:
le cadde il bel manicotto
adorno di mammole doppie.
Speranza
Il gigantesco rovere abbattuto
l’intero inverno giacque sulla zolla,
mostrando, in cerchi, nelle sue midolla
i centonovant’anni che ha vissuto.
Ma poi che Primavera ogni corolla
dischiuse con le mani di velluto,
dai monchi nodi qua e là rampolla
e sogna ancora d’essere fronzuto.
Rampolla e sogna — immemore di scuri —
l’eterna volta cerula e serena
e gli ospiti canori e i frutti e l’ire
aquilonari e i secoli futuri...
Non so perchè mi faccia tanta pena
quel moribondo che non vuol morire!
Salvezza
Vivere cinque ore?
Vivere cinque età?...
Benedetto il sopore
che m’addormenterà....
Ho goduto il risveglio
dell’anima leggiera:
meglio dormire, meglio
prima della mia sera.
Poi che non ha ritorno
il riso mattutino.
La bellezza del giorno
è tutta nel mattino.
Poesia del giorno
Speranza
Il gigantesco rovere abbattuto
l’intero inverno giacque sulla zolla,
mostrando, in cerchi, nelle sue midolla
i centonovant’anni che ha vissuto.
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Pensieri silenziosi sul tempo, sulla vita e sul senso
Triste
Per la perdita, il dolore e i giorni grigi
Sognante
Dolce, fluttuante, a metà tra sonno e veglia
Allegro
Leggero, caloroso e giocoso
Romantico
Amore, nostalgia e primi sguardi
Ansioso
Notti inquiete e cuori che battono forte
Arrabbiato
Fuoco, protesta e sfida
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